Matteo Nicolin

BOSCHI DI LARICE NEL MARE DEL NORD

"Cronaca di vita lunga un anno e mezzo, distillata in 30 minuti di racconti in musica, colti al ciglio delle giornate piene di doveri mai del tutto espletati."

Dedicato alle persone che prendono decisioni avventate
a quelle che le aiutano e a quelle che le criticano.
Dedicato alle Montagne che mi hanno perdonato
e ai suoi figli che mi hanno accolto.

Questi pezzi vorrebbero sostituire il silenzio ove questo non ci fosse
o al peggio gridarne la mancanza.

LETTERA APERTA ALL'ASCOLTATORE

Testi

1. Rane

Respiro un mondo trainato da inerzia e rancore
spire di anelli di ferro saldati al pallore di stanchi sorrisi
cado in un pozzo scavato nei miei dissapori
assieme ad altri mi adopero a sognare il sole
malati di buio

Mano che sanguina, vai
issami oltre il cinereo marciar
gambe che dolgono spingete un poco più in su
verso le nuvole

Rana che gracida cantami di ogni bagliore
vorrei balzare al di sopra del nostro dovere
e mangiarmi la lingua

Mano che sanguina, vai
issami oltre il cinereo marciar
gambe che dolgono spingete un poco più in su
verso le nuvole.

2. Anestetizzato

Anestetizzato
se sbatto i piedi sugli spigoli nemmeno sento sento male
e non mi accorgerei neppure se quelle piccole ossa
dovessero sbriciolarsi in mille pezzi

Sento che il contatto diventa un fatto di opinione più che
di emozione
e sfoglio disperato gli album di fotografie
tentando di ricordare l'odore quella luce

La mia mano cerca appigli
ma non c'è roccia o terra solo miliardi di mattoni e malta umida
le mie dita spaventate si gettano spasmodiche
su tastiere di solitudini malate

Fino a che la stanchezza mi manda in frantumi
e mi disgrego e reincarno in frammenti di dubbio
e il mio nucleo affonda nel catrame
sopra cui brilla la fiamma della mia volontà
nella speranza che il grigio non coaguli
compromettendo la connessione con me stesso

Cerco il pretesto perfetto per guardare indietro
o contare alla rovescia
questo presente è un algoritmo di propositi finti
ed io non voglio essere parte di questa regola

Le mie palpebre nascondono sotto il loro manto
le visioni che mi fanno dubitare
impossibili ricerche di scusanti ed argomenti
per poterti parlare

Fino a che la stanchezza mi manda in frantumi
e mi disgrego e reincarno in frammenti di dubbio
e il mio nucleo affonda nel catrame
sopra cui brilla la fiamma della mia volontà
nella speranza di sognare fino all'alba
per dimenticare il freddo della notte

Anestetizzato.

3. Cerbiatto (incendio nella foresta)

Sigaretta mia, sciogli via la pietra d'inutilità che pesa
sul mio stomaco deluso dove ripongo aborti di sogno.
Scivola via, con il rosso vino, la preoccupazione deludente
di sembrare un altro agli occhi tuoi, che non guardan più

Nel frattempo, il cerbiatto scruta tra la fronde:
sospettoso annusa l'aria, che sa d'incombenza umana

Fumo nero, scendi a dare un tono alla grigità che annebbia
questa recita al ribasso che ha per pubblico le stelle.
Alitando insoddisfazione, bramo un intermezzo lungo quanto
troppa eternità, mentre getto il mozzicone

Tutto a un tratto, la fiammella spunta tra le foglie:
ecco il Bosco zitto geme, mentre l'uomo arranca e beve.

4. Fuori Luogo

Guarda quel camoscio
che si muove un po' spaesato per le vie del centro
non ti sembra fuori luogo tra canali, bici, auto, gente?

Dentro ad una gabbietta c'è una riccia che si sta dimenticando del mondo
che la cerca e la chiama ogni giorno, ogni notte dalla selva

Senti com'è fresco il vento che passa
tra le sbarre del nostro nido sicuro
lui ci porta gli ululati del lupo che tu sei
che ci aspetta al di là del muro

Sali, torna sopra a un albero e fa' delle radici i tuoi piedi
lascia che siano le foglie e le stagioni a parlare in tua vece

Senti come scalda il sole che sbircia
sotto gli stipiti dei nostri balconi
lui ci dona quella speranza che sa di verità
che ci aspetta nella foresta.

5. Selvatica

L'inverno pigro ci caccia via imbarazzato
e si ricorda del bianco che deve coprire
il secco delle foglie
e salutati dall'aquila
noi rinunciamo a quella roccia un po' fredda
che scalda l'anima di chi l'afferra

E tu ti appoggi selvatica e un po' a disagio sulla pelle
delle ambizioni un po' inutili di genitori stanchi
ed io mi sento un po' piccolo quando parlo e tu mi ascolti
chissà che parole arrivano al di là del mio cerchio

Il sole ha fretta e già se ne va da questo giorno
e lascia il posto all'inerzia della discesa di motori scemi
io dico grazie alla nevicata e alla tua pazienza
che si son messe d'accordo
per farci stare un po' più a lungo insieme

E tu ti appoggi selvatica e un po' a disagio sulle pile
dei miei passati un po' tristi senza averlo chiesto
ed io mi sento un po' idiota quando ti dico che son cambiato
chissà che parole arrivano al di fuori del cerchio.

6. Mutazione

Uomo, io ti annuso: sai di sudore e piombo fuso
i rami sotto cui riposi sputano resina e disgusto
quella canna lunga e fredda giace colpevole sull'erba

Uomo, mi hai colpito: il tuo metallo mi ha fermato
la luce si fa così rossa e il cordone che lega l'anima al corpo
carbonizzato da troppi pallini stanco se ne va

Uomo, tu mi hai ucciso senza sfiorarmi con un dito
da troppo lontano, con le tue macchine malate
guarda la carcassa mia: pensa se fosse la casa
dell'anima tua

Sensazione nuova, ispida e quadrupede
memoria di colori che non ci sono più
flussi naturali mi parlano del cosmo
quelli su due zampe vogliono il mio pelo
il loro l'hanno perso assieme alla coscienza
tornan tra le braccia della Madre per stuprarla
e consumare tutto

Camminate morti e troppo bianchi
recintati dentro all'arroganza
incapaci di lasciare il sentiero
mutazione che si ingoia ciò che è vero

Sfreccia veloce il proiettile, ma io sarò più veloce di lui
scatta fulminea la trappola, ma io non sarò lì

Ora sono agile, mi muovo come voglio
le mie orecchie vigili, ascolto per davvero
sento i vostri spari, vedo i vostri volti
siete rimasugli di creature
figli giovani di un vecchio vuoto

Tristemente scollegati

Oh Uomo, fummo fratelli
in nome di questo ho voluto farti provare il sapore della libertà
così che tu possa ora capire la colpa di spari superflui

Sfreccia veloce il proiettile, dimmi, sarai più veloce di lui?
Scatta fulminea la trappola, forse tu sarai lì!

7. La Note de Natale

El fredo che sende da l'Austria
me impiena e scarsele de nieve
el vecio me diseva sempre de coèrserme ben
so chì picà su par na pièra
'na lastra del giaso pì beco
el me vecio me ga sempre dito che jièro un fia' mato a vegner fin quasù
ma i monti me ga ciamà forte
e mi go risposto convinto:
"va' in mona le femene e il mondo e chi no xé bon de restar contento."

La corda me sofega streta
xé come sgrexénde de vèro
par quasi che ghe sippia pigòsi a becarme le man
se penso che venare sera
scaldavo poénta in tel fogo
me vien da vardar in tel buio par bestemare o ciamare el me Dio
ma e làgreme me sara 'i oci
so' gnanca pi' bon de sigare
ghe somejo a un fioco de nieve un fia' masa grève che xé drìo cascar xó.

Ah, te me ghe ciamà
mi so vegnù su
voéndote ben
su pai monti me smorso tra un sogno e un rimorso
dèghe un baxéto ala Maria da parte mia.

Sensa rumore
me indorménso snaxando el ricordo
dei nissói che te coèrxe
tuto de un colpo
me desmentego de respirare ancora un fià
par tirar vanti
me vardo da fora
qui semo xà in tanti...

Nel mondo malato so' morto
ma 'do che sto 'dèso so' vivo
la man nela mano de un duca e de un pegoraro
el primo, siòr poco esperto
e l'altro, sfinìo dal laòro
se varda in tei oci e sganassa dëe diferènse de schei e de fameja
al Monte no ghe ciàva el nome
ne ga ciamà a tuti quanti
e 'dèso che semo distanti garem da ciamar deji altri fradéi.

Ah, te ne ghe ciamà
semo vegnúi su
voéndote ben
su pai monti morimo, forse a l'ombra de un pino
dèghe un baxéto ala Maria, da parte mia.

8. Tango del Saluto

Quando la porta si chiude penso ancora a te
quando la luce si spegne sei di fianco a me
e mi accarezzi la fronte madida e rosa
tu lo sai scordarci di noi quanto scotta

Ci siamo promessi il silenzio ma io sono qua
che canto al mio ricordo di te
che sbuca da sotto il cuscino ogni notte
vorrei liberarmi di te ma tu stringimi e non ascoltare

Muri di memoria attorno a noi
ci trattengono assieme in fotogrammi che non sbiadiscono
sai che ai dubbi piace urlare nel silenzio
di una stanza un po' più vuota

Come cantanti vanitosi

Questa canzone scontata ti riporterà
tutte le volte che tu lo vorrai al nostro amore
che importanza ha se è esistito o esisterà
se quando ci pensi ti scalda il cuore
arrivederci addio
continuerò a sperare nelle nostre rispettive direzioni
e nel poterci dire intrappolati in un sorriso.

9. Aghi de Lárexe

Taxi ‘na s'cíanta, stúa el celuláre
se no te si’ bona, ‘ássame ‘ndare
mi vójo scoltare el siłénxio che sbava
dae rèxene dei lárexi in fiáme
par desmentegáre

Desmentegáre che xé soło un sogno
compagno de pianti e fióło del bisogno
de tornare indrío e alsárme de un poco
de andare in tel bosco e sentárme su un sòco

Sénde la pióva che xúga coi álbari
mentre le núvołe coèrxe i to passi
aghi de lárexe spúncia la note
xáłi che brúxa in tel gríxo de un dì

Dove xé l’ombra déłe scarpáte
dove le cavre indormensa’
dove le síme schisa’ xó dal vento
dove quel tempo che pasa un fia’ pi’ soło
un fia’ pi’ lento

Sénde la pióva che xúga coi álbari
mentre le núvołe coèrxe i to passi
aghi de lárexe spúncia la note
xáłi che bruxa in tel gríxo de un dì
sénde la pióva che xúga coi álbari
mentre le núvołe coèrxe i to passi
fráco la tèsta pi’ soto ai nissółi
‘speto i spúnci del prossimo sogno.

(...Il vento, bruscamente, quasi stanco o intimorito di svelarmi di più,
si fece tutto a un tratto mogio e svogliato, tanto che, dopo quanto ho appena cantato,
non fui più in grado di intendere parola alcuna, se non un grande singhiozzo fogliato...)

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